Respirazione2018-12-07T07:33:09+00:00

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Respirazione

Respirazione

Respiro e Energia

Tutto nel regno materiale respira, il respiro è infatti testimone della polarità, del ciclo nascita/morte. Tutto si contrae e si espande secondo il ritmo Yin – Yang.
Qualsiasi parte del corpo o della materia ha il suo campo energetico e il suo ritmo che è ritmo respiratorio. Ogni specie ha il ruolo e il suo ambito di espansione e contrazione biologica, cioè il suo bioritmo.

Ogni materia ha una propria struttura con il proprio respiro e la propria frequenza di radiazione.
Nelle cellule organiche la bioenergia viene prodotta dal loro ritmo di respirazione, cioè dal ritmo della loro estensione e della loro contrazione. Tramite questo ritmo il nostro organismo emette un campo bioenergetico dotato di caratteristiche elettromagnetiche.
Il trasferimento della bioenergia dal trasmettitore al ricevente segue il principio della risonanza.
Il respiro polmonare è una delle forme primordiali di produzione energetica nell’uomo e negli animali superiori.

“Durante l’inspirazione, il diaframma si abbassa ed esercita una pressione sugli organi addominali; in altre parole, comprime la cavità addominale. Inversamente, durante l’espirazione il diaframma si solleva diminuendo la pressione sugli organi addominali; la cavità addominale si espande. Sia la cavità toracica che quella addominale alternativamente si espandono e si contraggono durante l’espirazione” (Reich).

Il diaframma, che è il più grande e potente muscolo del corpo, ha una forma molto particolare: un otto rovesciato, simbolo dell’infinito e del ritmo cosmico.
Il diaframma puo considerarsi il secondo cuore dell’organismo. Infatti sviluppa una forza emodinamica di gran lungo superiore al cuore, in un minuto compie un quarto delle contrazioni cardiache, ma la superficie della pompa è molto più estesa e la forza propulsiva è di gran lunga maggiore. Il diaframma come il cuore svolge la sua funzione in quattro fasi: eccitazione, espansione, contrazione e rilassamento. Durante l’inspirazione, l’energia scorre dal basso verso l’alto; nell’espirazione, invece, l’energia scende, riattraversando il corpo in senso inverso.

Esistono tre tipi di respirazione:

  • una esterna naso/bocca-trachea-bronchi-alveoli polmonari, il contatto tra l’aria proveniente dal macrocosmo e la propria corporeità avviene a livello degli alveoli polmonari attraverso una superficie di 70 mq;
  • una interna o cellulare che procede attraverso il sangue fino ai tessuti e alle cellule (che come vedremo si esalta con gli esercizi di ritenzione del respiro);

una più interna o primaria che dà ritmo ai fluidi e ai tessuti provocando fluttuazione longitudinale dei liquidi e movimento cranio-sacrale a livello tessutale.

In generale si indica col termine respirazione l’alternarsi delle fasi del respiro: inspirazione ed espirazione. Si tratta di due fasi polari yin yang costituite dalla contrazione dei muscoli respiratori volontari e dal conseguente ritorno elastico dei polmoni e della cassa toracica. L’inspirazione è controllata dai muscoli respiratori volontari che determinano l’allargamento e l’innalzamento della gabbia toracica, con riduzione della pressione negli alveoli polmonari che di conseguenza aspirano l’aria.

I muscoli inspiratori sono principalmente:

  • il diaframma;
  • i muscoli intercostali esterni;
  • i muscoli sternocleidomastoidei;
  • i muscoli vertebrali.

Nella civiltà occidentale il ruolo del diaframma come muscolo fondamentale e principale è sottovalutato, per cui la respirazione viene attuata in modo superficiale col torace e soprattutto con l’innalzamento delle clavicole, quindi con i muscoli intercostali e con gli sternocleidomastoidei.

La respirazione toracica superficiale immette una quantità di aria nei polmoni tre volte inferiore rispetto alla respirazione completa diaframmatica, cio vuol dire che una respirazione diaframmatica equivale a tre respirazioni toraciche.

I muscoli espiratori svolgono invece una azione passiva dovuta al ritorno elastico del complesso gabbia toracica-polmoni dopo il rilasciamento dei muscoli inspiratori.

La regolazione del ritmo respiratorio avviene nella sostanza reticolare del tronco encefalico.
Si può comunque effettuare un’espirazione forzata con l’intervento dei muscoli espiratori.

I muscoli espiratori sono:

  • i muscoli intercostali interni deputati all’abbassamento delle coste;
  • i muscoli addominali la cui contrazione aumenta la pressione intra-addominale.

In realtà come vedremo questi muscoli dovrebbero entrare insieme al diaframma in una respirazione completa, ma abbiamo dimenticato nei secoli il corretto uso della respirazione.

Con ogni movimento respiratorio avviene una modificazione dello spazio interno. Attraverso il respiro si prende consapevolezza del ritmo. In ogni istante ed in ogni momento tutto cambia, la forma si trasforma. Queste tre dimensioni: spazio, ritmo e forma permettono la triade, rottura-scissione-creazione, variabile ogni micro-secondo che corrisponde a organizzazione-disorganizzazione-riorganizzazione. è questa la simbolica profonda della respirazione. L’atto del respirare svela attraverso questa triade bio-meccanica lo stato energetico dell’uomo nel suo cammino incarnativo.

Il respiro è un ponte tra il cuore e il cervello, tra la parte profonda, emozionale, e quella cerebrale, razionale, una chiave d’accesso ai labirinti dell’inconscio.
Molteplici sono i fattori psico-emozionali che intervengono nel manifestarsi del respiro: nei momenti di ansia e di paura il respiro diventa superficiale, a volte si blocca quasi. In maniera automatica la respirazione si riduce (ritmo-spazio) e si irrigidisce (forma), la muscolatura si contrae per proteggerci da emozioni che ci farebbero sentire ancora più insicuri. In questo modo la nostra vitalità e capacità di reazione è ridotta al minimo: diveniamo schiavi di emozioni presenti e passate.

Il respiro modifica continuamente i suoi parametri di spazio, ritmo e forma in funzione dello stato emotivo. Così passiamo dal respiro soffocato della paura, al respiro clavicolare ansimante dell’ansia e dello stress, al respiro lungo e profondamente rilassato di chi è innamorato.

L’inspirazione è un fenomeno centripeto, yang, di tensione, di carica; l’espirazione corrisponde a un movimento centrifugo, yin, di distensione, di scarica. Si potrebbe dire che l’inspirazione è simbolicamente correlata all’energia maschile e l’espirazione a quella femminile.

L’atto di sospirare può avere entrambe le valenze:

  • sospiro centripeto, yang, che produce tensione ed è caratteristico delle persone ansiose o con crisi di panico, il così detto fiato mozzo.
  • sospiro centrifugo, yin, che produce distensione ed è liberatorio.

Ogni movimento del corpo è governato dalla respirazione. La respirazione comunica attraverso ritmo, spazio e forma il vissuto del soggetto sia esso di amore, di paura, di ansia, di collera, di sessualità o di altra natura.

Il mondo è fatto di dare e avere, di yin e yang in continuo reciproco scambio. Solo chi fa di se stesso uno spazio vuoto è pronto a ricevere. Ogni relazione si fonda su di uno scambio reciproco. Il dare genera sempre l’avere e viceversa.

L’universo si basa su uno scambio dinamico: il dare e il ricevere rappresentano due aspetti diversi del suo flusso energetico.
Dare e Avere esprimono il battito eterno della vita: il respiro della vita.

Con il respiro noi cediamo qualcosa all’universo e in cambio prendiamo qualche altra cosa.
Il respiro rappresenta sul piano fisico, emozionale e spirituale un ponte tra inconscio e coscio, tra microcosmo e macrocosmo: una chiave d’accesso ai labirinti dell’inconscio.

La respirazione è il prototipo della comunicazione, non a caso iniziamo l’atto respiratorio proprio alla nascita quando ci mettiamo in rapporto (comunicazione) con il macrocosmo esterno. Anche il macrocosmo respira e vi è una connessione tra il numero dei respiri dell’uomo e l’anno cosmico (un uomo fa in media in un minuto 18 respiri che in 24 ore dà 25.920 respiri, questo stesso numero equivale agli anni necessari al sole per percorrere tutto lo spazio dello zodiaco e ritornare nello stesso punto il giorno dell’equinozio di primavera. Quindi 25.920 anni costituiscono un anno cosmico così come 25.920 respiri costituiscono un giorno di vita umana).

L’universo in tutte le sue parti è espressione di ritmo e tutti gli organismi attingono alla sorgente della vita nella misura in cui si armonizzano con i modelli del macrocosmo.

Esistono ritmi più profondi e sottili della respirazione polmonare che acquisiamo alla nascita, una respirazione più primordiale derivata dalla combinazione di molti fattori compresa la respirazione polmonare e la circolazione sanguigna, che inonda come delle maree organi, tessuti e cellule: “il respiro della vita” o “respiro primario” che dà ritmo ai fluidi e ai tessuti. Durante la fase inspiratoria un delicato movimento sale verso l’alto lungo la linea mediana (vaso concezione-vaso governatore) e si espande nei due emisomi mentre in quella espiratoria scende restringendosi.

Il liquido cerebrospinale si muove in sincronicità con il respiro lungo il tubo neurale, sollevando il corpo nell’inspirazione ed abbassandolo nell’espirazione e determinando il movimento cranio-sacrale. Durante queste fasi inspiratorie-espiratorie tutti i tessuti si muovono in maniera impercettibile (da 10 a 40 micron) in flessione/estensione o rotazione interna/esterna.

Il tubo neurale nel quale circola il liquido cerebrospinale è collegato superiormente all’occipite ed inferiormente alla seconda vertebra sacrale. Nella trasmissione degli impulsi l’occipite e l’osso sacro (con il fulcro sul secondo segmento sacrale) si muovono sincronicamente. Più esattamente si attua una rotazione dell’osso sacro in basso ed in senso inverso dell’osso sfenoide, intracranico, in alto.

L’osso sacro si allarga e si srotola in inspirazione e si restringe ed arrotola in espirazione. Stando distesi supini con gambe piegate in posizione base (vedi figura 10) il bacino oscilla indietro e verso il basso (si srotola) nell’inspirazione e viene in avanti e verso l’alto (si arrotola) nell’espirazione. In tutto questo meccanismo è fondamentale in basso la corretta mobilità del bacino ed in alto la corretta espansione della gola. Se la gola è contratta vengono soffocati i sentimenti, il pianto e le urla: – il singhiozzare apre la gola ed il ventre.

I movimenti respiratori per la loro connessione con i ritmi cosmici ci fanno cittadini dell’universo e sono sinonimo di scambio affettivo. Chi non è in grado di effettuare uno scambio affettivo non respira né con il corpo (blocchi bioenergetici del bacino, della gola o di altri segmenti) né con i polmoni (asma e enfisema).

Il ritmo yin yang del respiro oltre ad alterare spazio e forma della cavità toracica e addominale favorisce la loro fluida interconnessione. Se non c’è movimento si ha separazione, mancanza di comunicazione e d’informazione. Da qui l’importanza di imparare la respirazione profonda attuata con la completa mobilità diaframmatica che implica il riempimento dei tre spazi respiratori polmonari: inferiore, medio e superiore (fig.18).

Un diaframma teso blocca la comunicazione tra 3° e 4° chakra, tra la visceralità e l’affettività.
Tutte le malattie sono determinate da blocchi informativi, cioè da energia che non riesce a fluire. Da qui l’importanza della respirazione.
La memoria cellulare è come un nastro registrato. Per sciogliere le informazioni memorizzate sul nastro ed integrarle occorre energia. L’ossigeno è la pompa primaria di questa energia.

Il cibo si trasforma in energia attraverso l’utilizzo dell’ossigeno e come la legna ha bisogno dell’ossigeno per mantenere il processo. Il ritmo della combustione è legato alla quantità di ossigeno disponibile.

L’ossigeno è quindi d’estrema importanza in tutti i processi energetici e vitali.

Una carenza di ossigeno genera un accumulo di ossido di carbonio, che favorisce il deposito di grassi sulla parete delle arterie accelerando l’arteriosclerosi. Uno scambio insufficiente favorisce l’accumulo di biossido di azoto nel sangue, per cui le cellule killer del sistema immunitario diventano meno aggressive, lasciando via libera ai processi infettivi.

è alla nascita che l’organismo viene a contatto con l’aria atmosferica, i polmoni si espandono con gran dolore e in pochi istanti cambiano numerose funzioni fisiologiche, tra queste la circolazione sanguigna ed il cuore subiscono profonde trasformazioni.

Il polmone del neonato si espande in pochi istanti e già al primo respiro viene creata la capacità polmonare funzionale residua, che è una riserva costante del polmone. Le variazioni a livello del circolo sanguigno polmonare sono conseguenti alla chiusura di speciali aperture, utili al circolo fetale e non a quello del neonato. Entro un solo minuto dal primo respiro si chiude il foro ovale e dopo circa 30 minuti si restringe il dotto arterioso di Botallo. Questi forami sono indispensabili alla circolazione fetale in cui i polmoni sono inerti, ma con il primo respiro la circolazione fetale da destra a sinistra gradualmente si inverte. Da tutto questo si deduce che il primo respiro è per il neonato l’esperienza più traumatica della sua vita: è la “madre di tutte le emozioni”. Ogni emozione quindi che non si riesce a vivere nel corpo durante la vita si trasformerà in una alterazione di spazio, ritmo e forma respiratoria.

Per rimuovere quindi i blocchi informativi causa di squilibrio o di malattia è fondamentale riappropriarsi del respiro che permette di equilibrare “prana” ed “apana”, cioè le energie che scorrono lungo il midollo o più propriamente in tre invisibili canali energetici: Ida, Pingala, Sushumna. Quest’ultimo è centrale, alla sua destra è Pingala, alla sinistra Ida. Le due arterie astrali si uniscono al Sushumna alla radice del naso dove risiede il “Centro Cristico” o terzo occhio che è in rapporto con il lobo frontale. Il Prana aspirato dal naso si diffonde quindi in questo circuito e da qui in tutti i meridiani e i chakra.

I greci usavano la parola pneuma per esprimere sia il respiro che lo spirito, in effetti questo concetto è identico a quello di prana nella cultura yoga e taoista. Per gli Yogi il flusso di aria nel corpo fisico è in relazione costante con il prana (“Energia” nella tradizione occidentale, “Chi” nella tradizione cinese e “Ki” in quella giapponese).

Il respiro non è presente in entrambe le narici durante il giorno, fatta eccezione per tempi assai limitati. Normalmente interessa per 24 minuti ogni narice. A destra scorre energia maschile, il respiro sole degli yogi, l’energia di pingala, a sinistra l’energia femminile di ida, il respiro luna degli yogi.
Il respiro luna attraversa la narice sinistra ed interessa il gran simpatico, mentre il respiro sole attraversa quella destra e coinvolge il pneumogastrico.

Il respiro a quattro fasi

Le tecniche indiane dello yoga pranayama così come quelle cinesi taoiste da secoli insegnano varie tecniche respiratorie.

Secondo queste secolari pratiche esistono quattro stadi di controllo del respiro che sono:

  • inspirazione
  • ritenzione
  • espirazione
  • ausa

le prime due di carica energetica yang (= eccitazione yang inspirazione + espansione yin ritenzione) e la terza e la quarta di scarica energetica yin (= contrazione yang espirazione + rilassamento yin pausa).

Gli esercizi di controllo del respiro si possono fare in piedi, seduti o distesi. La posizione in piedi è quella classica di tutti gli esercizi taoisti: piedi paralleli alla larghezza delle spalle per gli uomini e aperti a 45% per le donne, ginocchia leggermente flesse e in dentro come stingendo un cavallo al galoppo, spalle rilassate, colonna vertebrale dritta, pelvi libera, piegata in avanti e non bloccata. La posizione seduta puo essere a terra, posizione del loto, o in ginocchio seduti sullo sgabello da meditazione o su una sedia con il bacino sul bordo anteriore, con colonna sempre dritta e staccata dallo schienale . La posizione sdraiata puo essere distesa supina o distesa con ginocchia piegate, piedi a terra (posizione LER) o su un fianco.

La respirazione viene effettuata con il naso o con la bocca secondo la situazione macrocosmica esterna: fermo restando l’inspirazione nasale si espira con il naso se il tempo è freddo e asciutto, si espira con la bocca (lingua sul palato che spinge gli incisivi superiori) se l’aria è calda e umida.
Vediamo ora di esaminare le quattro fasi degli esercizi respiratori.

L’inspirazione deve iniziare dopo una espirazione forzata con forte contrazione della parete addominale, seguita da rilassamento addominale e lenta inspirazione nasale portando l’aria nello spazio polmonare inferiore con contrazione del diaframma e rigonfiamento addominale. Dopo aver riempito lo spazio inferiore si continua ad inspirare portando aria nella zona respiratoria media e quindi nella zona superiore, sempre senza forzare. Basta arrivare ad un riempimento di circa due terzi della capacità polmonare. Finita l’inspirazione si manda la bolla energetica del respiro in basso nella zona pelvica gonfiando l’addome.

La ritenzione del respiro corrisponde alla così detta “risposta d’ immersione” o respirazione cellulare e corrisponde alla respirazione fetale che come sappiamo non avviene attraverso i polmoni ma attraverso il flusso sanguigno materno. In pratica dopo l’inspirazione si blocca il respiro polmonare per avviare il respiro cellulare, cioè lo scambio di ossigeno a livello di cellule, mucose, tessuti e organi. Il termine di “risposta di immersione” deriva dagli esperimenti fatti sulla respirazione delle foche in immersione. Questa risposta di immersione che provoca la respirazione cellulare è comune alla nascita ed è possibile mantenerla in neonati nati con parto in acqua che continuino a effettuare immersioni dopo la nascita.

Questi soggetti sono capaci di rimanere in apnea anche per molto senza dover ricorrere alla respirazione polmonare; si tratta di una facoltà naturale che gradualmente viene disimparata e che puo essere con l’esercizio riacquisita. Con la ritenzione del respiro il battito cardiaco rallenta a più della metà, la pressione arteriosa si riduce sensibilmente, tutte le cellule cominciano a respirare con un’onda energetica che degrada i glucidi ed espelle tossine, il calore del corpo aumenta. Nel Tibet gli yogi raccolgono calore nell’addome attraverso il “tummo yoga” o “fuoco nel ventre”, un esercizio di ritenzione del respiro attraverso il quale è possibile diffondere calore dal ventre a tutta la superficie cutanea. Un esercizio a cui devono sottoporsi i praticanti tibetani consiste nel sedere per terra nei pressi di un lago gelato, e dopo essersi messo addosso un lenzuolo immerso nell’acqua gelata, asciugarlo col calore prodotto con la ritenzione del respiro. In conclusione la ritenzione del respiro, senza forzatura ha effetti positivi su tutte le funzioni organiche, aumenta la secrezione di pepsina, migliorando la peristalsi digestiva e tutta la fisiologia del canale gastro-enterico. Durante la ritenzione è possibile sentire vampate o formicolii negli arti o lungo la colonna vertebrale dovute all’accelerazione dell’energia nei meridiani.

L’espirazione segue la ritenzione e viene eseguita con la bocca e con la lingua premuta sul palato contro gli incisivi superiori, questo per due motivi: uno quello di chiudere in tal modo il circuito tra i due meridiani centrali vaso concezione e vaso governatore che hanno i loro punti di apertura appunto nella bocca (la lingua chiude il circuito superiormente) e nell’ano, l’altro quello di dosare il passaggio dell’aria in maniera lenta e continua. L’espirazione va aumentata gradualmente nella forza, ma non nella velocità, i polmoni vanno svuotati gradualmente dall’alto verso il basso, alla fine la parete addominale va spinta in dentro per far rialzare il diaframma ed espellere gli ultimi residui di aria e allo stesso tempo per spremere gli organi addominali al fine di scaricarli dal sangue accumulato durante l’inspirazione. Si termina l’espirazione con il rilassamento della parete addominale.

La quarta ed ultima fase della respirazione taoista consiste nel blocco per qualche secondo della glottide per impedire il riempimento successivo dei polmoni e permettere il rilassamento completo dell’addome e del diaframma.

A questo punto si puo ripetere il ciclo: inspirazione-ritenzione-espirazione-pausa.
Poiché nel mondo della percezione tutto segue dei ritmi sia nel macrocosmo che nel microcosmo è fondamentale applicare la legge del ritmo anche per il respiro a quattro stadi. è possibile contare mentalmente i tempi di ogni fase, anche se questo puo distrarre dalla respirazione o ci si puo concentrare sulla regione ombelicale imparando a percepire come ritmo il battito cardiaco. Il rapporto tra le quattro fasi puo essere regolato in modo diverso secondo la finalità che si vuole perseguire: l’espirazione puo essere doppia come lunghezza rispetto all’inspirazione (questo si puo ottenere anche con un’espirazione doppia) o le quattro fasi possono essere uguali. Nel primo caso si dà un forte stimolo al sistema cardio-respiratorio, si stimola il pneumogastrico e si espellono tossine dagli alveoli polmonari; nel secondo si equilibra il battito cardiaco, si abbassa la pressione arteriosa, si concentra energia e si ottimizza lo scambio Ossigeno/Anidride Carbonica negli alveoli polmonari.

Le tre chiusure di ritenzione energetica

è fondamentale ora parlare delle tre chiusure che intervengono nella respirazione taoista, esse sono:

  • anale: diaframma urogenitale
  • addominale
  • collo: anello oro-farigeo o glottideo.

Il diaframma urogenitale come abbiamo visto separa il primo chakra dal secondo. Quando i polmoni si espandono in ispirazione il diaframma addominale si abbassa aumentando la pressione nell’addome e spingendo in basso il fondo pelvico che indebolisce il diaframma urogenitale. Poiché con il respiro si muove anche l’energia, questa puo disperdersi attraverso gli sfinteri anale ed urogenitale, per cui è fondamentale imparare la chiusura anale e il suo completo rilassamento.

La chiusura va effettuata su entrambi gli sfinteri anali, l’interno e l’esterno. Proprio quello interno è collegato con il diaframma urogenitale e la sua contrazione stimola tutta l’innervazione del 1° chakra. La contrazione va effettuata quando finisce l’inspirazione e si sta nella fase di ritenzione con la spinta in basso dell’addome e la concentrazione dell’attenzione sull’ano. Si contrae prima lo sfintere esterno e poi quello interno portando l’attenzione tre centimetri più in profondità. Quest’ultima fase provoca una potente contrazione di tutto il fondo pelvico. Il nervo pneumogastrico in questa condizione riceve un impulso molto energico per l’intera sua estensione. Anche la ghiandola coccigea di Luschka viene fortemente stimolata dalla chiusura anale in fase di ritenzione del respiro. Tutti gli animali alla fine della defecazione contraggono più volte gli sfinteri anali per effettuare un ricambio di sangue nel plesso emorroidario e questa è un’ottima pratica anche nell’uomo.

La chiusura anale provoca un effetto benefico su tutti gli organi governati dall’energia del 1°, 2° e 3° chakra ed è utilissima per il controllo dell’eiaculazione.
Imparare a controllare il respiro è infatti un ottimo metodo per migliorare le tecniche di ritenzione del seme.

La chiusura addominale si effettua con la parete addominale sottombelicale ritratta verso l’interno, si vengono così a delimitare quattro barriere che impediscono dispersioni energetiche (diaframma che fa pressione in alto, chiusura anale che contiene in basso, colonna vertebrale posteriormente e parete addominale anteriormente).

Con la contrazione in dentro della parete addominale bassa gli organi addominali sono spinti in alto contro la pressione inversa del diaframma che spinge in basso: la pressione intra-addominale sale. Tutti gli organi compresi nei primi tre chakra si tonificano ed in particolare si attivano le ghiandole surrenali.
La chiusura del collo si effettua contraendo i muscoli della gola e la glottide ed ha il vantaggio di limitare l’afflusso di sangue ed energia verso la testa deviandolo in parte verso gli arti. Il tutto è controllato dalla chiusura parziale delle carotidi che regolarizza, rallentandolo, il battito del cuore.
Rimandiamo al capitolo 14 per gli esercizi respiratori.

Il respiro a due fasi unitarie o circolare

Mentre gli esercizi di respirazione taoista servono a controllare l’energia nel campo polare della percezione (cicli nascita/morte) e quindi nello spazio tempo lineare, il respiro circolare trascende il concetto di polarità e i cicli di nascita/morte per entrare in connessione con il mondo dell’Unità e con il tempo momentaneo del qui e ora. Il respiro circolare è completamente diverso dal respiro a quattro stadi, poiché non ha né ritenzione né pause e le chiusure vanno tenute rilassate al massimo. L’inspirazione e l’espirazione si susseguono in maniera circolare (carica yang/scarica yin), in tal modo si attivano dei cicli continui di energia.

Si possono distinguere anche qui vari ritmi:

  • lento e pieno,
  • veloce e pieno,
  • veloce e superficiale.

Questa tecnica utilizzata in occidente nel rebirthing, nel lavaggio energetico ed emozionale REM® permette di equilibrare “prana” ed “apana”, cioè le energie che scorrono nei meridiani e che occupano lo spazio, il ritmo e la forma dei chakra.

La stessa tecnica è utilizzata per entrare in meditazione e in stato di estasi dai mistici esicasti e dai dervisci.

Le quattro caratteristiche fondamentali del respiro circolare sono:

  • non vi sono pause tra inspirazione ed espirazione che risultano quindi connesse; il torace e l’addome si alzano contemporaneamente nell’inspirazione e si abbassano nell’espirazione, il corpo è rilassato e partecipa, anche se non attivamente con tutte le sue parti, all’intero processo l’espirazione avviene senza nessun controllo in maniera naturale e rilassata;
  • gli sfinteri, anale ed urogenitale, e la gola vanno tenuti pervi e rilassati;
  • inspirazione ed espirazione avvengono o entrambe dalla bocca o entrambe dal naso.

La respirazione nasale da preferirsi con tempo freddo e secco concentra i processi energetici sui chakra alti, dal cuore alla corona, mentre la respirazione buccale coinvolge i chakra bassi dal basilare al cuore. In altre parole la respirazione con la bocca attiva il cervello viscerale legato alla rimozione di emozioni cristallizzate nel corpo, mentre la respirazione nasale porta verso stati di coscienza superiori.

Questo tipo di respirazione crea dei circuiti polari di energia: con l’inspirazione il prana raggiunge tutte le cellule e le strutture atomiche e subatomiche, mentre con l’espirazione spontanea e non controllata esce l’apana. In questo modo si generano dei circuiti completi di energia attraverso i quali essa scorre nel corpo. Si possono così apprezzare zone bloccate da emozioni cristallizzate. Energia e respiro procedono infatti dall’alto verso il basso, come per dire “si”: negli anelli di blocco quest’onda tende a bloccarsi in una oscillazione orizzontale simile al “no”. Cosa è un blocco energetico se non un no che si oppone al movimento della vita e all’amore?

Le contrazioni nei vari segmenti impediscono al respiro di fluire in modo naturale. Ma a cosa servono le contrazioni muscolari della corazza?
Servono a non sentire: dove c’è contrazione non scorre energia, e dove non scorre energia non c’è sentimento, non c’è emozione. Attivando il respiro circolare, si produce energia che permette l’emergere e l’esprimersi dell’emozione e nello stesso tempo la zona del corpo implicata nell’emozione si decontrattura. Spesso riemerge un vissuto emozionale traumatico sotto forma di sogno lucido, che si scioglie attraverso la scarica emozionale.

Quando si manifesta uno schema energetico con il suo carico emozionale rimosso, occorre acquisire consapevolezza di esso e successivamente va integrato.
La consapevolezza si raggiunge con il respiro circolare lento e pieno, mentre l’integrazione si ha con il respiro circolare veloce e pieno (che non è iperventilazione).

Il respiro circolare veloce e pieno serve anche per rimanere nel corpo quando si ha tendenza ad addormentarsi o ad uscire dal corpo.
Esiste anche un respiro circolare veloce e superficiale che va adottato quando emerge uno schema emozionale molto intenso, con esso è possibile reggere la marea energetica e allo stesso tempo integrarla, occorre pero molta concentrazione.

Attraverso il respiro circolare è possibile arrivare a sperimentare stati di meditazione profonda e di “Illuminazione” (Samadhi).
Un concetto fondamentale è che la respirazione funziona sempre, anche se è imperfetta. La funzione dell’insegnante è quella di sostenere il praticante durante la seduta, aiutandolo a regolare la respirazione senza forzarlo; prima o poi, si entra nel proprio ritmo ideale.

Il respiro circolare prevede un’inspirazione potente ed energica, effettuata nella parte alta del petto, cui segue un’espirazione rilassata e naturale, né trattenuta né spinta. A ogni espirazione deve seguire immediatamente un’altra inspirazione, senza pause.
La respirazione della nascita é un’inspirazione completa attuata nella parte alta del petto che è la zona della vita.
L’espirazione deve essere rilassata e connessa, senza pause. Qualsiasi altro modo é una deviazione.
Lo scopo é di liberare l’energia trattenuta e di uscire dal ciclo nascita/morte.
Quando si provano sensazioni corporee esse indicano liberazione di energia cioè ricerca di chiarezza.
L’inspirazione deve essere diretta, ferma, rilassata, entusiasta e vitale e deve essere eseguita con tutto il corpo e con tutta la superficie cutanea.
Le deviazioni indicano un cattivo rapporto con la vita, un’incapacità a ricevere.
L’inspirazione è un indicatore di come si accetta la vita..
L’espirazione è un indicatore di come ci si rilassa.
Se inspirazione ed espirazione sono complete e molto rapide indicano deviazione e cattiva qualità della vita
Se l’inspirazione ed espirazione sono complete e molto lunghe indicano anch’esse deviazione. In realtà vanno bene sia la velocità che la lentezza. Il vero problema é la nostra percezione del tempo.
La sessione non é completa se non é connessa, cioè se non avviene il raggiungimento della respirazione senza pause.
Il motivo per cui alcuni escono durante la seduta dal respiro circolare è perché inconsciamente vogliono rientrare nel ciclo nascita/morte.

Esaminiamo ora i possibili errori di respirazione

  • Inspirazione forzata: indica lotta, persona ansiosa, per la quale “la vita è sforzo”. Si puo suggerire “Inspira più dolcemente”, “non fare sforzi”, “sii rilassato”, “la vita è facile”.
  • Inspirazione pigra: “la vita non merita di essere vissuta”, “io sono incapace”, “non posso”, “non merito”.
  • Respirazione di pancia: “non mi avrai mai”, “io controllo la mia vita”.
  • Espirazione trattenuta: paura di lasciar andare. “se non sto attento, mi attiro la sciagura”. Suggerire: “scelgo di essere qui in tutta sicurezza”, “lascia uscire liberamente l’aria nell’espirazione”.
  • Espirazione forzata: porta spesso alla tetania – esprime la pulsione di morte equivale a dire: “facciamola finita”
  • Trattenimento nell’espirazione: paura della morte, paura di sentire. Suggerimenti da dare:“rilassa l’espirazione”, “espira con più dolcezza”, “lascia uscire l’aria con più facilità”.
  • Respirazione trattenuta e non connessa in alto: esprime insicurezza; momento di esitazione; modo di controllare; paura di essere nella vita. E’ tipica delle persone che trattengono tutto. Suggerimenti:“respira più velocemente”, “connetti l’inspirazione con l’espirazione”, “puoi lasciarti andare con sicurezza”.
    Pausa in basso: è caratteristica delle persone che prendono la vita a piccole dosi: vede la situazione e poi dice. “non posso”, “non voglio”, “non merito” suggerimenti: “espira più velocemente, connetti”; “è facile andare nel senso della vita”.
  • Gola tesa, bocca semi-chiusa, rantolo: sfinimento. Suggerimenti: “distendi i muscoli della gola”; “lascia passare il respiro, ma non il suono”, “accelera il ritmo”, qual è il pensiero che sta dietro la tensione della bocca e della gola?”. Puo essere di aiuto aprire il colletto e togliere eventuale cravatta o collana.
  • Respirazione insufficiente, incompleta: suggerimento “allunga il respiro, fallo più profondo”
  • Respirazione eccessivamente lunga: è tipica dei maestri della respirazione, che non si abbandonano e controllano ogni secondo. Suggerimenti : far capire il senso del respiro circolare.